Culture in movimento Stampa E-mail

storia e memoria dei nativi e dei migranti

culture in movimentoIl punto di partenza del progetto Culture in movimento è l’esperienza dei Campus del Progetto Porto Franco, organizzati in Toscana nel 2000, sulle culture delle donne, dell’abitare, della parola e della scrittura, delle religioni, della storia e della memoria.
In particolare il Campus della Storia e della Memoria si è tenuto a Bucine, presso la Fattoria di San Pancrazio, mentre il Comune di Pieve Santo Stefano (nel quale ha sede l’Archivio diaristico nazionale) è stato capofila del Campus della Parola e della Scrittura. Non è un caso che i luoghi scelti per queste iniziative abbiano una grande valenza come luoghi della memoria. Come sostiene lo storico Giovanni Contini, la memoria sia individuale che collettiva, è tutt’altro che un fatto solido e scontato sulla quale poter costruire delle certezze identitarie poiché è fortemente influenzata dalle vicende politiche nazionali e internazionali. Lo stesso concetto di identità è ambiguo perché in realtà ci si trova sempre di fronte a storie personali e collettive in movimento e che mai si solidificano una volta per tutte. Considerazione tanto più vera quanto più imminente la storia che viviamo.
Molto interessante, dal punto di vista del presupposto di partenza per il progetto Culture in movimento, è l’esperienza di Geneviéve Makaping, nata e vissuta in Camerun fino all’età di venti anni e poi arrivata clandestinamente in Europa, dove risiede da ventidue anni, e dove oggi è registrata come cittadina italiana. Nel Campus di Bucine, Geneviéve Makaping ha mostrato l'assurdità della nozione di identità, quando per identità si vuol intendere qualcosa di stabilito una volta e per sempre e si è proposta come l'esemplificazione vivente di come invece l'identità e la memoria sono sempre una specie di cantiere dove i lavori sono perennemente in corso d'opera. D'altronde lei proviene da una zona del mondo dove fino a poco tempo fa vigeva una civiltà orale e che ha subito violentemente l'alfabetizzazione scritturale durante la colonizzazione. Ancora oggi, per lei, scrivere appare come un esercizio faticoso e tuttavia il tenere un Diario del suo attraversamento di barriere spaziali, temporali e mentali le è servito a mettere dei “segni” che la aiutano a dare ragione dell'eccedenza di senso e di cose che le sono accadute e le accadono quotidianamente. Ogni segno in questo senso è anche una “sosta” lungo il viaggio e che serve a non dimenticare, a non perdere la memoria del bello e del brutto. La mia identità, dice Geneviève Makaping, è la somma di tutti questi segni e di tutte le soste.
E ancora, Saverio Tutino, fondatore dell’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano, in un intervento nell’ambito del Campus della Parola e della scrittura, ha definito la memoria come scrittura rivolta a registrare pensieri, sentimenti e rendiconti esistenziali dei singoli, che diventa specchio in movimento della storia di tutti. L’osservatorio dell’io che si è creato a Pieve Santo Stefano è una sorta di laboratorio condotto da un gruppo di esploratori della memoria votati ad accogliere la scrittura di sé, dandole una nuova cittadinanza.
Con Culture in movimento si è cercato di estendere l’esperienza di cittadinanza, intesa come apertura e accoglienza, attraverso modalità di espressione diverse dalla scrittura di sé, ma ugualmente significative dal punto di vista della contaminazione fra culture.
Il punto di forza del progetto si può sintetizzare nella sua capacità innovativa di aprirsi a nuovi linguaggi (che abbiamo chiamato segni, in omaggio all’esperienza dei Campus del 2000), di essere espressione di molte forme di comunicazione culturale, partendo però da un forte legame con la memoria dei luoghi e con quella delle persone che li abitano.

Più volte ricorre la parola “in movimento” nell’esperienza dei Campus. È dunque a questa che si è cercato di dare senso, ammesso che sia possibile fissarne una definizione, nel lavoro del progetto 2006. Questo include molte e diverse realtà e ha messo, per l’appunto, “in movimento” diverse azioni che hanno contribuito a sviluppare più linguaggi. La capacità di differenziare ed espandere le produzioni legate al progetto, da parte dei partner aderenti, ne ha amplificato i contenuti. In movimento, dunque, le culture espressione del progetto e in movimento anche i linguaggi usati dagli enti, che hanno dimostrato la capacità di confrontarsi con nuovi mezzi espressivi e di creare laboratori culturali entro i quali articolare il progetto.

Culture in movimento ha esteso il suo raggio di azione nelle province di Arezzo, Firenze, Prato, Grosseto e Massa Carrara, coinvolgendo 11 soggetti partecipanti:
•    Comune di Pieve Santo Stefano,
•    Fondazione Archivio Diaristico Nazionale-onlus di Pieve Santo Stefano,
•    Istituzione per i servizi culturali ed educativi “Le Fornaci” di Terranuova Bracciolini,
•    Istituto Ernesto de Martino di Sesto Fiorentino,
•    Archivio Fotografico Toscano di Prato,
•    Centro di Documentazione Storico Etnografica della Val di Bisenzio di Prato,
•    Centro di mediazione culturale “Obzor” di Roccastrada,
•    Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana di Grosseto,
•    Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Grosseto,
•    Museo dell’Emigrazione della Gente di Toscana di Mulazzo di Lunigiana,
•    Comune di Bagnone.

Sono stati individuati cinque filoni tematici nei quali collocare i percorsi, le iniziative e i materiali prodotti dai partner; in base a questi grandi temi, che possono rappresentare una visione allargata ed eterogenea della storia e della memoria dei nativi e dei migranti, si illustrano le iniziative e i prodotti realizzati nell’ambito di Culture in movimento.

 
 
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