Lireta non cede Stampa E-mail

sabato 17 settembre ore 16.00 
Logge del Grano 

 

Lireta non cede
Diario di una ragazza albanese
di Lireta Katiaj
prefazione di Guido Barbieri
postfazione di Mario Perrotta
I diari di Pieve, Terre di mezzo, 2016

 

Lireta Non Cede

Incontro con Lireta Katiaj e Mario Perrotta
coordina Guido Barbieri

 

La parola latina “persona” deriva [...] da un termine etrusco, phersu da cui proviene a sua volta phersuna. [...] Ha un significato ben preciso: sta a indicare cioè la maschera funebre. [...] Ma la storia delle lingue antiche e della loro stupefacenti metamorfosi ci ha donato anche un’altra “visione” di questa parola cruciale che oggi usiamo con parsimonia e che ci sembra quasi un guscio di suono, vuoto di senso. Secondo alcuni etimologi illustri “persona” deriverebbe anche dal verbo latino per-sonare, ossia, letteralmente, parlare attraverso. Ma attraverso che cosa? Una maschera, un’altra maschera, anche se assai diversa da quella che riposa sui volti dei defunti. È la maschera che nella tragedia attica, ma anche nella farsa, l’attore indossava sia per assumere le sembianze del personaggio che interpretava, sia per amplificare la propria voce, per arrivare in ogni angolo del teatro. [...] I due significati “fratelli” racchiusi nella parola persona, insieme alle due maschere che la rappresentano, quella funebre e quella teatrale, disegnano alla perfezione il ritratto di Lireta Katiaj. Una ragazza albanese, nata a Vlora trentanove anni fa, che sul declinare del secondo millennio decide, come tante sue coetanee, di recidere il cordone ombelicale che le lega alla patria, alla famiglia, alla lingua, alla terra di origine, per approdare ad un nuovo mondo, sconosciuto, illusorio, salvifico: l’Italia falsamente accogliente e luccicante di benessere raccontata dai pifferai magici delle televisioni nazionali, pubbliche e soprattutto private.

Per molti anni, per la verità, a Lireta il diritto di essere “persona” è stato sbrigativamente negato: fino al suo approdo definitivo all’Italia è stata, al contrario, una non persona. La ragione è semplice e brutale: sulla sua pelle è stato impresso, come un tatuaggio indelebile, il marchio di migrante. [...] E ai migranti, lo sappiamo bene, non si usa la stessa gentilezza che abitualmente viene riservata alle persone: ad esempio non si danno mai nomi. Nomi propri, cognomi, nomi dati, nomi di famiglia. Anche Lireta si è dovuta conquistare con la forza il nome che porta.

[...] Ma nella esistenza di Lireta ad un certo punto alla maschera funebre si sovrappone, fino a prenderne il posto, l’altra maschera, la maschera della voce, la maschera del “teatro”. E questo punto coincide perfettamente con la decisione di rifugiarsi in un universo che Lireta, sin da bambina, ha abitato con grande felicità: la scrittura. La storia individuale di Lireta non è diversa da quella di mille altre ragazze albanesi della sua generazione. E se non fosse stato per la scrittura la sua storia si sarebbe inabissata nell’oblio, come le altre mille. Invece Lireta scrive. Ed è per questo che non cede.

dalla prefazione di Guido Barbieri

Il programma della 32^ edizione:  

copertinaPRE-mio Pieve 2016/1PRE-mio Pieve 2016/2StoriEmigrantiesposizioniprogettivenerdì 16 settembresabato 17 settembredomenica 18 settembrepremio tutino giornalistapremio città del diariofinalistipremi specialinovità editorialidownloadattivalamemoriasostenitoricrediticontatti
logo PREMIO PIEVE 2016 -bassa
 
 
Privacy Policy