Milite ignoto quindicidiciotto Stampa E-mail

Permàr / Archivio Diaristico Nazionale / dueL / La Piccionaia 

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MILITE IGNOTO
quindicidiciotto

uno spettacolo di Mario Perrotta

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Riconoscimento della struttura di missione per il
Centenario della Prima Guerra Mondiale
Presidenza del Consiglio dei Ministri


tratto da
Avanti sempre
di Nicola Maranesi

e da La Grande Guerra, i diari raccontano
un progetto a cura di Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi per Gruppo editoriale L'Espresso e Archivio Diaristico Nazionale 

PRIMO STUDIO IN FORMA DI READING / 24 settembre 2014 - Pieve Santo Stefano
IL TEATRO IN RADIO / la sera del 24 maggio 2015 Radio3  
PRIMA NAZIONALE / 30 maggio 2015 - Castrovillari "Primavera dei Teatri" 

calendario sito marioperrotta.it 

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collaborazione alla regia Paola Roscioli
luci e suoni Eva Bruno
organizzazione Silvia Ferrari 
foto di scena Luigi Burroni 


luigiBurroni striscia MiliteIgnoto 



LO SPETTACOLO 
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E chi scende da qui? Ci misi giorni di fatica e bestemmie a salire, tra cadaveri maleodoranti e rocce e grida di morte, ci misi l'orrore stampato negli occhi e il coraggio, tutto questo ci misi, tanto che adesso non scendo! Resto quassù.
Che poi, se anche scendo, nessuno mi può riconoscere, che la faccia me la fece saltare un mortaio e la voce fu graffiata da schegge. E il mio nome sparì dalla testa quando fu il grande scoppio. Lo scoppio che tutti ammazzò qui all'intorno. Tranne me che, però, non so più chi sono.
A volte mi paio uno, a volte un altro... Io sono uno, nessuno e tutti quelli saltati per aria, morti sparati, alla baionetta, asfissiati di gas e ghiacciati di freddo. Che tutti me li sento addosso e mi credo nei loro pensieri. Certo, alle volte, penserò di sicuro coi miei veri sentimenti, ma non so quando. Perché io mi ignoro. Sono ignoto persino a me stesso, figurati al mondo!
Ma io, il mondo, lo aspetto qui sopra, in trincea - tutto lo aspetto - che il mondo tutto è coinvolto. E questa è l'unica cosa che ricordo: che sono in guerra, una guerra enorme, mondiale addirittura e io - io che non so più chi sono, da dove vengo e chi mi ha messo al mondo; io sconosciuto anche alla sola madre che mi resta, la Madre Patria - io per essa, la patria, giurai di morirmene, proprio come le altre 90.000 tonnellate di muscoli e ossa, morte prima di me. Io non scendo!


NOTE DI REGIA 
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Ho scelto questo titolo, Milite Ignoto, perché la prima guerra mondiale fu l'ultimo evento bellico dove il milite ebbe ancora un qualche valore anche nel suo agire solitario, mentre da quel conflitto in poi, anzi, già negli ultimi sviluppi dello stesso, il milite divenne, appunto, ignoto. E per ignoto ho voluto intendere "dimenticato": dimenticato in quanto essere umano che ha, appunto, un nome e un cognome. E una faccia, e una voce. 

Nella prima guerra mondiale, gradatamente, anche il nemico diventa ignoto, perché non ci sono più campi di battaglia per i "corpo a corpo", dove guardare negli occhi chi sta per colpirti a morte, ma ci sono trincee dalle quali partono proiettili e bombe anonime, senza un volto da maledire prima dell'ultimo respiro. E nuvole di gas che coprono ettari di terreno e radono al suolo interi battaglioni senza un lamento. E aerei che scaricano tonnellate di esplosivo dal cielo e navi che sparano cannonate a centinaia di metri di distanza. Uno sparare nel mucchio insomma, un conflitto spersonalizzato in cui gli esseri umani coinvolti, sono semplici ingranaggi del meccanismo e non più protagonisti eroici della vittoria o della sconfitta.
E proprio per questo - come sempre accade nel mio lavoro - andrò controcorrente e la mia attenzione sarà diretta alle piccole storie, agli sguardi e le parole di singoli uomini che hanno vissuto e descritto quegli eventi dal loro particolarissimo punto d’osservazione, perché questo è il compito del teatro, o almeno del mio teatro: esaltare le piccole storie per gettare altra luce sulla grande storia.

Ringrazio di cuore Pier Vittoria Buffa per il suo prezioso e originale lavoro che ha dato vita al sito internet La Grande Guerra, i diari raccontano (espressonline.it/grandeguerra/), sito che ho rovistato a piene mani e senza il quale questo spettacolo non sarebbe potuto nascere e Nicola Maranesi, per la cura dello stesso sito insieme a Pier VIttorio e per il suo libro Avanti sempre (ed. il Mulino) che mi ha suggerito il taglio emotivo dello spettacolo stesso.

Mario Perrotta 


LE RECENSIONI
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Una delle più strepitose prove d'attore degli ultimi anni. Perrotta racconta l'esperienza del conflitto attraverso una doppia, straordinaria invenzione: da un lato crea una lingua, un particolare impasto di dialetti (...) Dall'altro la usa per evocare percezioni in primo luogo sensoriali, l'impatto uditivo, olfattivo, tattile con la guerra da parte di contadini analfabeti. L’effetto è sconvolgente. 
Renato Palazzi - Il Sole 24 Ore 

Scelta vincente quella di far parlare i soldati nei diversi dialetti, creando una Babele di suoni e accenti.
Magda Poli - Corriere della Sera

Mario Perrotta ha plasmato un ennesimo cammeo rendendo vocalmente poetici e premurosi vari corpo a corpo in uno scenario di fango, sangue, carne, bagliori e fetori di poar crist.
Rodolfo Di Giammarco - la Repubblica

La sua visione “vale” un libro, scritto dalla voce, dalla presenza, dal gesto misurato di questo formidabile interprete che dà senso alle parole e alla vita degli altri.
Maria Grazia Gregori - delTeatro.it

In stato di grazia Mario Perrotta ci fa sentire fango e miseria, fame e schifo della guerra. Grande o piccola che sia
Tommaso Chimenti - il Fatto Quotidiano

Un testo ricco e articolato nelle tante lingue degli «italiani» di allora.
Vien voglia di leggerlo, alla fine, quel testo, grazie anche alle doti interpretative di Perrotta.
Gianfranco Capitta - il manifesto

Un emozionante e polifonico “Milite ignoto” sui tanti poveri cristi della prima guerra mondiale.
Mario Brandolin - Messaggero Veneto

Un omaggio agli ultimi, agli eroi senza onori.
Elisabetta Reale - Krapp's Last Post

Quello di Perrotta è un spettacolo di narrazione che sa essere poeticamente ricercato e al contempo estremamente accessibile ad un pubblico ampio [...]
La sua esposizione ha una grazia così rara, il suo carisma è tale che ci si lascia trascinare nella narrazione e, come i soldati abbracciati nel fango dei terrapieni, si diventa un unico corpo.
Corrado Rovisa - Statagemmi

Mario Perrotta riannoda i fili della Grande Guerra in un testo che ribolle per ricchezza espressiva e per spessore drammaturgico
Valentina De Simone - Che teatro fa - Repubblica.it

Con la forza delle sole parole e dell’intensa interpretazione, restituisce umanità a un tragico evento.
Ileana Bonadies - QuartaParete 

Si lascia la sala entusiasmati, commossi, colpiti da tanta perfetta bellezza e da tale emozionante intelligenza.
Sabrina Fasanella - SaltinAria.it

Straordinario compendio umano di dolore, ironia e appassionata indignazione antibellica.
autentica orazione civile sulla cosiddetta Grande Guerra.
Antonello Fazio - Linking Calabria

Un progetto che punta sulle piccole storie per esaltare la Grande Storia. Quella fatta da uomini, semplici contadini di tutta Italia catapultati loro malgrado in un contesto troppo più grande di loro. A tutti Mario Perrotta offre la possibilità di vivere in un corpo solo. Uno, nessuno, centomila. Anzi, milioni. Assolutamente da vedere.
Patrizia Pertuso - (s)punti di vista

rassegna stampa completa sul sito marioperrotta.it 

 

 

 
 
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